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Trinciatelli pietre e patate

Da “Il Corriere della sera” del 2 luglio 2011.

L’ingegno dei tempi magriA cena sul trabocco, fra terra e mare.
Gli antichi espedienti per dare sapore ai cibi.

La cena su un trabocco, con la notte che scende, uno scirocco benevolo e lo sciabordio delle onde qualche metro sotto i piedi rimane un’esperienza indelebile nella memoria. Il trabocco è la risposta dell’uomo alla morfologia della costa, mediazione tra mare e terra. Oltre una non larga, ma solida passerella di legno si arriva su queste specie di palafitte, edificate con tiranti, assi, pali, reti a bilancia e equilibrate ragnatele di cime.

Apparentemente fragili, sono piantati su scogli e sabbia in modo da resistere al carattere ambiguo del mare, quando l’onda diventa un gigante e il soffio dei venti si fa furioso. Li incontri tra piccole cale ciottolose e spiagge di sabbia dorata, come una specie di attracco, di barca ancorata ma viva, pulsante. Come pescherecci ormeggiati alla riva, quando i pescatori non potevano affrontare il mare in burrasca o non possedevano le imbarcazioni, queste strutture erano utilizzate d’inverno per la cattura dei cefali, delle spigole e dei pesci di scoglio e d’estate per quella delle sardelle e del novellame. Franco Farinelli, professore di geografia all’Università di Bologna scrive (nel suo interessante saggio «Terra inferma») che i trabocchi «sono aggrappati come una protesi alle rocce della costa, timorosi di fronte al mare aperto che si spalanca davanti a loro».

I trabocchi affascinarono anche Gabriele D’Annunzio che, ne «Il trionfo della morte» li descriveva come «(…) la grande macchina pescatoria composta da tronchi scortecciati, di assi e gomene, che biancheggiava singolarmente, simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano». I trabocchi si trovano su tutta la costa Adriatica, dalla Romagna all’Abruzzo, ma il tratto di mare che va da Ortona a Vasto, in provincia di Chieti, è conosciuto come la Costa dei Trabocchi e la prossima settimana, da venerdì 8 a domenica 10 luglio qui si svolgerà «Cala Lenta» (giunta alla sesta edizione), la manifestazione più importante dedicata a questa tradizione e a questa costruzione che suscita emozioni e immagini: convegni, visite guidate, cultura.

Anche i nomi sono un programma: Trabocco Punta Tufano, Trabocco Pesce Palombo, Trabocco Punta Rocciosa. Si impara e si mangia. Quindi cerco un luogo dove si possono trovare sintetizzati tutte le bontà di terra e mare, dall’olio al vino, dai formaggi alla pasta. E lo trovo all’Angolino di Filippo, avo di Carlo De Sanctis (famoso per il suo brodetto), a cui si deve questo approdo di famiglia a San Vito Marina. E mi cimento con i trinciatelli in brodo di crostacei e patate, piatto storico dei pescatori fin dalla fine dell’800. Lo si preparava raccogliendo i pezzettini di pasta di vari formati avanzati nella madia che si cuocevano nel brodo di patate col pesce povero che i marinai portavano a casa. Nei periodi di magra o quando il tempo lo permetteva, per sostituire il pesce si aggiungevano le pietre di mare per insaporire la minestra. Eravamo poveri, ma molto più ingegnosi.

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